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Dove va il cappello? Intervista a Giuseppe Tosi, direttore di Confindustria Fermo

FERMANO - Il Distretto del Cappello nasce verso la fine degli anni Sessanta delineandosi come un polo monosettoriale altamente specializzato che, in breve tempo, ha permesso di allargare l’offerta produttiva anche a tutte le altre diverse tipologie di prodotto, aggiungendo alla produzione legata alla paglia anche quella di cappelli in tessuto, feltro, filato oltre ad altri accessori moda quali guanti e sciarpe.

“Coinvolge per il 90% il Comune di Montappone e Massa Fermana con dislocazione territoriale, negli ultimi anni, a Monte Vidon Corrado – spiega Giuseppe Tosi, Direttore di Confindustria Fermo -. Infatti, a causa di problemi di natura logistica e dei ripetuti sismi, la zona industriale più colpita è stata quella dell'entroterra la quale ha inoltre provocato il conseguente trasferimento delle aziende in differenti località'.”

Chi sono oggi gli imprenditori del cappello? “Gli stessi di 20 anni fa, i quali hanno saputo adattarsi al cambiamento seppur con lentezza e mantenendo un basso profilo dal punto di vista tecnologico. L'evoluzione è però avvenuta sotto l'aspetto commerciale e nelle differenti tipologie di prodotto che seguono costantemente le nuove tendenze.”

Secondo i dati Istat, con un fatturato stimabile attorno a 110 milioni di euro l'anno, ad oggi il distretto del cappello fermano copre quasi il 70% della produzione nazionale, il 76% ottenuto con l'export. Purtroppo poche sono nel 2017 le figure laureate inserite nel settore in questione. “Se alla sostanziale tenuta ha contribuito anche un alto grado di flessibilità da parte degli imprenditori, tratto identificativo del distretto costituito da una rete di imprese che oggi si confrontano con la necessità di rimpiazzare i vecchi maestri, – prosegue il Direttore - trovare nel 2017 manodopera qualificata è sempre più difficile.”

La Cina resta il Paese di riferimento per le importazioni con il 43% del totale pari a 46.5 milioni di euro. Il mercato tedesco vale 17,9 milioni di euro, +11,4% e ha sorpassato la Francia (17,5 milioni di euro, +1,2%). Seguono Stati Uniti (10,9 milioni di euro, -0,7%), Regno Unito (10,8 milioni di euro, +23,5%), Spagna (6,7 milioni di euro, -6%) Giappone (5,2 milioni di euro, +19,6%), Svizzera (4,9 milioni di euro, -19,4%). Austria (4,3 milioni di euro, -5,2%), Russia (3,8 milioni di euro, -10,2%). “Se negli anni 90' il lavoro veniva svolto in collaborazione con le grandi distribuzioni organizzate (OVS, La Rinasciente etc...) e sui mercati esteri (Belgio, Inghilterra e Giappone), coltivando esclusivamente la cultura dell'accessorio elegante del cappello – ha concluso Tosi - oggi coloro che sono rimasti legati negli ultimi 10 anni a questa tipologia di mercato ha subito di certo un netto calo del fatturato. Stessa situazione di crisi è stata ed è vissuta nel 2017 per coloro che hanno solo e da sempre stretto rapporti commerciali con il Piemonte, la Campania, la Puglia, l'Emilia Romagna, con la Russia per quanto riguarda l'estero e nell'esclusiva lavorazione della lana richiesta unicamente dai paesi del nord.”

Ancora negativa dunque la performance sul mercato russo, penalizzato dalla svalutazione del rublo e dalle sanzioni che indeboliscono il potere di acquisto oltre gli Urali, e in Svizzera, collegata alla Russia per le triangolazioni che per anni hanno mantenuto a galla il sistema. Dati non positivi che però sono stati in parte controbilanciati dal recupero del mercato americano e giapponese.

Federica Balestrini

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