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Dall’Italia al Kenya con i Sognattori. Continua l’importante progetto “Teatri senza frontiere”

FERMO - “Teatri senza Frontiere” è un progetto ideato da Marco Renzi che raccoglie un'esperienza iniziata molti anni fa nell'ambito del festival “I Teatri del Mondo”, di cui lo stesso è stato ideatore, fondatore (insieme a Gianni Battilà e Giuseppe Nuciari) e direttore artistico per 27 anni, dal 1990 al 2016, esperienza che ha visto la realizzazione di momenti di teatro e solidarietà in particolari luoghi del mondo dove miseria e povertà rendono l'infanzia un diritto tutt'altro che acquisito: Etiopia (2010-11) intervento con ragazzi di strada e orfani di Debre Marcos, in collaborazione con CVM-Comunità Volontari per il Mondo; Amazzonia\Brasile (2012-13) intervento con ragazzi di strada e delle periferie più povere di Manaus, in collaborazione con ALOE-Associazione Missionaria e Istituto “Ler Para Crescer”; Albania\Kosovo (2014-15) laboratori con ragazzi dei campi Rom e spettacoli a Scutari, nel nord dell'Albania e in Kosovo, in collaborazione con IPSIA\ACLI e “Dora J Pajtimit”; Ghana (2016) laboratorio con ragazzi orfani della missione “In My Father's House” e spettacoli ad Abor e nel Volta Region, in collaborazione con “Children's Land”.

Dal 2017 l'Associazione UTOPIA (Unione Teatri Operativi per l'Infanzia e l'Adolescenza), che riunisce molte compagnie di teatro per ragazzi italiane, ha preso la gestione del progetto, riaffidandola allo stesso Marco Renzi, al fine di garantirne continuità e qualità. Il lavoro è oggi parte del festival internazionale del teatro per ragazzi MARAMEO, ed è realizzato in sinergia con altri importanti festival quali “Veregra Street” e “Clown & Clown Festival”. Nel 2017, dal 15 Settembre al 2 Ottobre, un gruppo di sognattori provenienti da diverse formazioni, sia del nord che del sud Italia, sarà in Kenya, a Nairobi, ospite della missione gestita da Padre Renato Kizito Sesana, dove realizzerà un laboratorio per bambini e ragazzi orfani ospiti della struttura, laboratorio che si concluderà con l'allestimento e la rappresentazione pubblica di uno spettacolo, parallelamente gli attori dell'equipe effettueranno spettacoli a Nairobi e nell'omonima contea. Aderiscono al progetto persone che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo ad un lavoro che per certi versi ribalta l'idea di internazionalità alla quale i nostri festival ci hanno abituato, non più e non solo ospitalità a compagnie straniere ma interventi diretti e mirati in alcune zone del mondo (sempre troppe purtroppo) dove i bambini faticano ad essere tali e dove c'è senz'altro bisogno di acqua e di cibo, ma anche di idee che possano arricchire quei futuri così incerti.

“Teatro Senza Frontiere” non è la tournée di questa o quella compagnia che va a fare spettacoli in un paese straniero, questo lo si fa abitualmente da sempre, è invece un percorso nuovo che vede più soggetti impegnati a disegnare qualcosa di diverso; accendere la luce di un festival dove l'ombra è potente, cercando di illuminare ovunque sia possibile: villaggi, strade, foreste, periferie, mettendo in campo una forza nuova, frutto di sinergie e passioni.

“...Ha preso forma nel tempo uno “spirito del festival” - spiega Marco Renzi -, un'entità semplice che continua a ricordarci che ogni bambino di questo mondo, qualunque sia la latitudine a cui vive, la religione e la fede politica in cui credono lui e la sua famiglia, ha diritto al gioco, all'affetto, all'istruzione e a quella cosa meravigliosa che chiamiamo infanzia...per questo siamo andati e per questo continueremo a farlo...abbiamo fatto vivere a tanti ragazzi e alle loro famiglie un momento molto speciale, abbiamo seminato nell'aria e nel millennio, qualcuno ha sentito la forza che il teatro porta ancora con sé e che nessuno potrà mai cancellare, speriamo che qualcosa nasca... alla fine di ogni progetto c'è sempre un aereo che ci riporta a casa, che vola sopra i campi, i ponti, le foreste e i tanti pensieri che ogni volta riempiono i nostri bagagli, non ci sono risposte facili, la realtà è complessa, il mondo ancor di più, chi non si pone domande si è fermato, personalmente preferisco procedere con mille dubbi.”

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