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Fermo dalla fondazione della colonia al municipium (264-90 a.C.)

FERMO - Nuova puntata della rubrica storica curata dal Prof. Pier Luigi Cavalieri "Historia Firmana".

Firmum, colonia di diritto latino, fu fondata sul colle Sàbulo nel 264 a.C., quattro anni dopo la sconfitta dei Piceni ad opera dei Romani. Le ragioni della sua ubicazione possono risiedere sia nella preesistenza in loco di un consistente abitato piceno, sia nella posizione, di chiaro valore strategico, assai dominante e prossima al mare, da cui la separavano solo sei chilometri. Quanto al nome, esso derivava dalla sostantivazione dell’aggettivo firmus, il quale si riferiva alla posizione ben salda e “ferma” della nuova città. Qualche studioso ha affermato che le colonie fondate in questo periodo dai Romani raccoglievano circa 4.000 abitanti, comprendenti i veterani di guerra con le loro famiglie. Tale doveva essere il nucleo demografico della nuova città, cui si potevano aggiungere i preesistenti abitatori piceni.

Sin dalla sua fondazione Fermo rivestì nel Piceno la funzione di presidio dei Romani, i quali le concessero per qualche tempo il privilegio, non piccolo, di coniare monete con la scritta FIR. La nuova colonia era amministrata da un collegio di cinque quaestores e godeva di una certa autonomia amministrativa, anche se i suoi abitanti non erano cittadini romani di pieno diritto. Essi avevano l’obbligo di fornire a Roma contingenti militari in caso di guerra. Tito Livio scrive che Fermo fu fedele a Roma durante la Seconda guerra punica e ricorda la partecipazione di reparti fermani alle campagne d’Oriente. Presto la città si dotò di una cerchia di mura, edificata in opus quadratum, costituito da grossi blocchi quadrati oggi visibili in diversi punti del centro cittadino: in viale Vittorio Veneto inglobati nel retro del Palazzo comunale, nel piccolo sottopasso pedonale tra piazzale Azzolino e via Recanati, all’interno della sede della Cassa di Risparmio di Fermo, nel cortile di palazzo Trevisani in corso Cavour e lungo le vie Morrone, Porti e Leopardi. Queste ed altre testimonianze consentono di affermare che le prime mura romane sostenevano e contenevano un ampio terrazzamento del terreno che si trovava a quota 260-280 metri s.l.m. Erano pertanto più delle sostruzioni che vere opere difensive. Lo spazio pubblico del foro non coincideva con l’attuale piazza del Popolo, ma doveva estendersi più in basso, all’incirca tra largo Matteotti, il parcheggio del Palazzo vescovile e via Paccarone. L’arce della città, con i suoi edifici sacri, doveva trovarsi invece sulla sommità del colle Sàbulo. Le cisterne conservatesi fino ad oggi risalgono probabilmente al primo periodo imperiale, epoca che vide un notevole ampliamento della città.

Fermo fu messa a dura prova durante la guerra sociale (90-88 a.C.) combattuta tra i Romani e i popoli italici ad essi ribellatisi. La rivolta scoppiò nell’anfiteatro di Ascoli con l’assassinio del pretore Caio Servilio. Fermo, così vicina geograficamente alla città del Tronto e così legata a Roma, si trovò ad essere pienamente coinvolta nei combattimenti. Nell’89 a.C. divenne console romano un aristocratico, Pompeo Strabone, proveniente proprio da Fermo. Strabone da Roma si recò nel Piceno a sedare la rivolta, ma subì una sconfitta presso il monte Falernon (forse in prossimità di Falerio/Piane di Falerone) e si rifugiò a Fermo, che fu assediata per diversi mesi dagli insorti italici. Alla fine però i fermani riuscirono a rompere l’accerchiamento e Pompeo Strabone mosse verso Ascoli che cinse d’assedio a sua volta. Dopo alterne vicende la strenua resistenza degli ascolani fu piegata e i fermani, che avevano sempre parteggiato per i vincitori romani, furono premiati, nel 90 a.C., con la trasformazione della loro colonia in municipium. Il nuovo status garantiva loro l’ambìta cittadinanza romana, con iscrizione alla tribù Velina.

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