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La Chiesa di San Filippo Neri a Fermo riapre al pubblico come spazio espositivo

"L'adorazione dei pastori" di P.P.Rubens

FERMO - La Chiesa di San Filippo Neri a Fermo torna al suo antico splendore. Dopo 30 anni verrà restituita alla città, al termine di lavori di recupero e ristrutturazione. In particolare, a seguito degli interventi effettuati, la navata centrale, dotata di arredi, potrà essere utilizzata per convegni, conferenze e eventi espositivi. Un risultato ascrivibile ad una sinergia di azioni e contributi propri impegnati negli ultimi dieci anni da parte di soggetti pubblici e privati, come la Soprintendenza, la Regione Marche, il Comune di Fermo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo. E ancora: il FAI (che ha contribuito al restauro del portale esterno in pietra d’Istria), il Rotary (che ha finanziato il restauro della tempera grassa alla destra dell’altare, il “Battesimo di Cristo” di Cesare Biscia) ed il Lions Club, grazie al quale è stato possibile restaurare il portone in legno di noce della chiesa (realizzato dall’ebanista fermano Giovanni Mestichelli alla fine del ‘600), restauro che in un mese è stato eseguito da Pierluigi Nardinocchi.

“Questa riapertura è per noi motivo di orgoglio - ha dichiarato il Sindaco Paolo Calcinaro – un evento per la città che si arricchisce di un nuovo spazio espositivo che torna nella disponibilità della collettività. Una chiesa storica di Fermo che riapre i battenti per diventare un luogo polifunzionale sia per mostre che per convegni, un luogo per fare cultura, rispondendo così alla naturale vocazione della città. Siamo particolarmente lieti che a tenere a battesimo questo ritorno alla luce di San Filippo siano quelle opere che si trovavano in questo luogo in origine e che qui sono state scoperte poco meno di un secolo fa. La possibilità di visitare musei e mostre, dunque, si amplia creando una vera e propria passeggiata culturale nel cuore della città. Alla progettualità di San Filippo, inoltre, come noto, si sommerà quella con cui portare a Palazzo Paccarone i musei scientifici creando così un Polo museale unico nel centro cittadino”.

“Dopo tanta attesa la riapertura di San Filippo rappresenta per Fermo ed il territorio un fatto memorabile - ha affermato il vice Sindaco e Assessore alla cultura ed al turismo Francesco Trasatti – Fermo non poteva prescindere da uno spazio che ha lasciato il segno nella storia culturale e religiosa della città e per celebrarlo non potevamo non farlo con le sue opere: dopo il suo peregrinare di successo fra Milano e Roma, infatti, Rubens torna nella “sua casa”, al centro di una mostra che lo celebra insieme ad altre opere di prestigio. In questo momento in cui le nostre principali strutture museali sono interdette perché inagibili, San Filippo costituirà un polo museale di rilievo che provvisoriamente supplirà a quelli non visitabili per poi aggiungersi ad essi, arricchendo l’offerta museale e convegnistica cittadina. Il senso di civiltà di una comunità e di una città si misura anche quando ha cura dei suoi spazi culturali e noi abbiamo cercato di perseguire convintamente questo obiettivo”.

“Un intervento sudato, importante che, seppur con un’apertura parziale dell’intero spazio, è comunque motivo di soddisfazione – ha aggiunto l’Assessore ai lavori pubblici Ingrid Luciani. Uno spazio per convegni e mostre che nel momento in cui sarà completato con la ristrutturazione anche delle cappelle laterali potrà dotarsi anche di quel blocco di servizi necessari per una struttura come questa. Un lavoro che ha visto un impegno corale di tante persone e che ringrazio proprio perché hanno avuto come fine ultimo la restituzione doverosa di san Filippo all’intera cittadinanza ed al territorio”.

Consacrata nel 1607 (i lavori iniziarono nel 1594) la Chiesa di San Filippo, conserva al suo interno preziosi decori ed altari di notevole interesse. Da qui proviene l’Adorazione dei Pastori del Rubens, che è stata ospitata dalla Pinacoteca Civica di Fermo (attualmente inagibile) e che in questi due anni è stata al centro di mostre di successo, rispettivamente a Milano, in due esposizioni dedicate all’autore grazie all’interessamento del Comune lombardo, e a Roma nella mostra voluta e organizzata dal Pio Sodalizio dei Piceni, insieme ad altre opere provenienti dal territorio del Fermano. E sarà proprio l’ “Adorazione dei Pastori”, insieme ad altri dipinti come la Pentecoste di Lanfranco, l’Assunzione della Vergine di Pittore marchigiano del XVII secolo, la Natività di Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio, proveniente da un’altra chiesa fermana, Santa Maria del Carmine, direttamente influenzata dal dipinto di Rubens e l’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona, proveniente dalla Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, a costituire il fulcro della mostra dal titolo “Rubens e altri capolavori nella chiesa di San Filippo a Fermo”, realizzata con il sostegno di Mibact – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Regione Marche, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Pio Sodalizio dei Piceni, Camera di Commercio di Fermo, la collaborazione dell’’Arcidiocesi di Fermo e l’organizzazione di Civita Mostre, che verrà inaugurata sabato 29 luglio, in occasione della riapertura della Chiesa di San Filippo, e che rimarrà aperta fino al 5 novembre, tornando così dopo quasi un secolo nella sua sede naturale, dove fu scoperta. Il programma prevede: alle ore 18.00 i saluti istituzionali nella Sala Conferenze della Camera di Commercio di Fermo (in Corso Cefalonia, n. 69) e a seguire, alle ore 19.00, l’inaugurazione della Chiesa di San Filippo (Corso Cavour, 25) e la visita alla mostra (intermezzi musicali a cura del Coro Vox Poetica Ensemble).

La mostra

L’Adorazione dei Pastori di Rubens è il dipinto più rappresentativo della Pinacoteca Civica di Fermo e negli ultimi tempi è stato protagonista di un tour che ne ha consolidato la fama oltre i confini regionali. Nel Natale 2015 è stato il protagonista unico di una esposizione a lui dedicata a Palazzo Marino, sede istituzionale del Comune di Milano, dove ha registrato in un solo mese da circa 120.000 visitatori. Sempre a Milano da ottobre 2016 a febbraio 2017 il dipinto di Rubens è stato protagonista con altri, provenienti dai più prestigiosi musei internazionali, di una grande mostra monografica su Rubens e la nascita del Barocco. E infine nella primavera di quest’anno è stato a Roma, nel Complesso di San Salvatore in Lauro, nella mostra Dai Crivelli a Rubens tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio, promossa dal Pio Sodalizio dei Piceni per sensibilizzare il pubblico romano sul patrimonio artistico esposto alle conseguenze del terremoto. Conseguenze che hanno comportato tra l’altro la chiusura temporanea della Pinacoteca Civica di Fermo dove la pala di Rubens ha la sua collocazione permanente. Nel frattempo l’Amministrazione Comunale di Fermo ha portato a termine i restauri e il recupero funzionale della Chiesa di San Filippo, per la quale il maestro fiammingo aveva dipinto l’Adorazione dei pastori e nella quale l’opera era originariamente collocata. In attesa della riapertura al pubblico della Pinacoteca Civica, l’Amministrazione Comunale ha inteso promuovere un importante evento non solo di carattere espositivo, ma di ricostruzione storica e culturale del Seicento fermano e delle committenze cittadine: nella Chiesa di San Filippo è esposta l’Adorazione dei pastori di Rubens, insieme alla Pentecoste di Lanfranco e all’Assunzione della Vergine di Pittore marchigiano del XVII secolo, opere che provengono anch’esse dalla Chiesa di San Filippo. Per queste tre pale si tratta quindi un “ritorno” alla sede originaria, trasformata nel frattempo in uno spazio espositivo destinato alla promozione culturale della città di Fermo, inaugurato contestualmente alla mostra, restituendo così alla Città una struttura cara alla memoria e alla storia fermana. La mostra propone inoltre due interessantissimi confronti, centrati sul tema della Nascita, con la Natività di Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio, proveniente da un’altra chiesa fermana, Santa Maria del Carmine, direttamente influenzata dal dipinto di Rubens e con l’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona, proveniente dalla Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, nella quale si coglie di nuovo la lezione di Rubens per tutto il barocco italiano. Si compone così, tra il recupero di un contesto originario e il confronto tra capolavori della pittura barocca, una iniziativa al tempo stesso raffinata e scientificamente fondata, che non mancherà di dare il suo contributo alla valorizzazione post sisma del patrimonio storico artistico fermano.

La Chiesa di San Filippo Neri a Fermo

La chiesa di San Filippo Neri a Fermo- seconda fondazione filippina nelle Marche, dopo San Severino e prima di Camerino -, adiacente all’ex Collegio dei Padri Filippini, oggi sede del Palazzo di Giustizia, è stata costruita sui resti di una precedente chiesina trecentesca dedicata a Santo Spirito e realizzata con un cospicuo intervento monetario del Comune di Fermo, come documentato da atti e testimoniato dalla presenza delle aquile con corone e croci municipali poste sulle chiavi delle cappelle di crociera e nel fregio dell’altare maggiore. I primi disegni per la nuova chiesa furono realizzati già dal 1593, ma non accolsero il favore dell’erudito e colto Padre Flaminio Ricci, amico di San Filippo Neri, il quale si mostrò viceversa favorevole a un secondo progetto, proposto probabilmente da egli stesso, e suggeritogli dagli architetti dell’importante fabbrica di San Filippo Neri dei Girolamini a Napoli, dove lui era già dal 1592. La costruzione dell’edificio fermano sulla base del nuovo programma maggiormente impegnativo, cominciò nel 1594 e la chiesa sarà consacrata assieme all’Oratorio nel 1607, dall’arcivescovo fiorentino A Strozzi. L’intero piano di lavoro, tuttavia, proseguì a fatica e non fu mai completato nella facciata, anche se dotata di un bel portale di pietra d’Istria, il cui recente restauro realizzato grazie all’intervento del FAI - Fondo Ambiente Italia – ne ha rilevato e rimesso in luce le splendide linee architettoniche derivanti dallo stile dorico e reso, per contrasto, maggiormente visibile anche il portone realizzato dall’ebanista fermano, Giovanni Mistichelli. L’interno della chiesa è caratterizzato da un’aula a croce latina cui fanno da contorno importanti decorazioni in finti marmi, stucchi, gessi, decori con profilature dorate. Due statue in stucco dipinte raffiguranti rispettivamente San Carlo Borromeo, a sinistra, e San Filippo, a destra, sono invece collocate ai lati dell’altare maggiore realizzato in pietra d’Istria, come gli altri della chiesa, con colonne corinzie in giallo antico. La navata centrale è affiancata da due navate laterali rispettivamente divise in tre cappelle inscritte e comunicanti. Le sei cappelle presentano soffitti con volte a crociera e archi di valico con decorazioni a stucco pregiate. Sulle testate del transetto si aprono i due cappelloni, mentre l’incrocio tra la navata centrale e il transetto è coperto da una volta crociera. L’abside è affiancata da due vani quadrati che ospitavano due piccole cappelle gemelle di Sacrestia comunicanti con le due di transetto, compiute su disegno dell’architetto Giuseppe Rossi e terminate nel 1882. Il prestigio di questa chiesa non è dovuto solamente alla ricchezza di fregi e ornamenti presenti al suo interno, ma è riconducibile anche all’antica presenza di capolavori dipinti su tela realizzati da due dei massimi artisti seicenteschi operanti nel territorio nazionale: L’Adorazione dei pastori del fiammingo Pieter Paul Rubens – già nella cappella di transetto dedicata alla Natività – e La Pentecoste con L’Eterno Padre di Giovanni Lanfranco - già nell’altare maggiore -. Due dipinti che insieme alla tela di Pittore marchigiano del XVII secolo con L’Assunzione della Vergine, tornano nel loro alveo originale della chiesa di San Filippo Neri recentemente restaurata, grazie ad un accordo fra Regione Marche, Comune di Fermo, MiBACT e Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, e, nel nostro tempo, tornata a essere il principale monumento del secolo XVII della città di Fermo e sede privilegiata per mostre come quella in essere.

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